Che figure! di Saro Freni

Torna a farsi sentire la vena satirica di Saro Freni dopo il suo fortunato esordio (Lettere dall’Italia – 2016). Ancora una volta si tratta di ritratti disegnati per lettori stranieri che vogliano capire qualcosa di questo strano nostro Paese; un esercizio, quello di vederci con occhi a noi estranei, altre volte praticato e non sempre riuscito perchè inevitabilmente si finisce per guardarsi allo specchio, il quale, per deformato che sia, non corrisponde sempre a come davvero ci percepiscono gli altri. Premesso quindi che il libro si legge con grande piacere anche per la scrittura ironica ma sempre garbata che riflette la personalità dell’autore, rara avis in un mondo dove la volgarità sembra diventata la regola (soprattutto quando si parla di avversari), ho riscontrato qualche criticità che l’amicizia per Saro non mi consente di trascurare.
La prima riguarda la cronologia. I ritratti sono necessariamente datati (si tratta infatti di una raccolta di articoli pubblicati su un giornale svizzero) e per qualcuno di essi le novità che si sono aggiunte rendono i profili abbozzati poco adattabili agli avvenimenti successivi. Ciò vale soprattutto per la politica anche perchè in certi momenti essa ha assunto da noi tempi e modi talmente frenetici che è difficile pure per gli italiani seguirne i ritmi sconvolgenti; non fai in tempo a scrivere di un governo che pochi giorni dopo i suoi componenti sono all’opposizione, spegni il computer e li ritrovi alleati con quelli che risultavano essere i peggiori nemici, si dimentica quanto era stato detto il giorno prima o addirittura se ne rovescia il significato, persino l’abbigliamento confonde le idee, chi era in t-shirt fino a quel giorno ricompare improvvisamente in giacca e cravatta e, al contrario, compassati dilettanti del potere ingessati in un completo grigio scoprono la gioia del deshabillè. Più che un libro servirebbe un blog continuamente aggiornato.
La seconda osservazione è più seria. In alcuni articoli il mio amico Saro si incazza. Abbandona il tono ironico e disinvolto per assumerne uno diverso, più preoccupato. Lo capisco, per come stanno le cose ci sarebbe da incavolarsi tutti i giorni; ma è una mutazione che mi ha sorpreso perchè rivela un timore profondo ben diverso dal sarcasmo con cui vengono giustamente trattati certi personaggi che occupano indecorosamente la ribalta (non soltanto politica); ne risulta una satira amara e pessimistica che induce a riflettere, come dire che non è più tempo di scherzare. Il mio inossidabile ottimismo ne resta inevitabilmente compromesso e il “dover essere” sostituisce la leggerezza irridente del “come siamo”. Quando gli amici svizzeri che leggono i suoi divertenti ritratti faranno parte della NATO (ammesso che ciò avvenga davvero) si renderanno conto perchè noi ci siamo entrati sin dal 1949, pur essendo l’Atlantico piuttosto lontano dalle nostre coste. Il fatto è che gli italiani cercano sempre qualcuno o qualcosa che li protegga per poi esercitare nei suoi confronti lo sport che preferiscono (dopo il tifo calcistico): il tiro a segno della maldicenza. Ma se Freni non ha deciso di assumere la cittadinanza svizzera farà meglio a rassegnarsi e continuare con ironia a descrivere lo spettacolo messo in scena quotidianamente dai nostri connazionali; se è vero che il teatro serve a mascherare la realtà fingendola diversa, come Pirandello ci ha insegnato, bisogna riconoscere il loro talento nella recitazione. La tragedia – invisibile – si consuma dietro le quinte dove gli attori devono prendere atto che le cose che contano si decidono e si fanno altrove. Rivelando a sipario aperto le loro debolezze e le loro finzioni Saro Freni infrange la sacralità del palcoscenico. Corre voce che un “teatrante” stia facendo scomparire tutte le copie del suo libro dalle librerie; ragione di più per acquistarlo subito.

Franco Chiarenza

Saro Freni: Che figure! (Rubbettino – Soveria Mannelli 2022) – pag. 152

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