Quanto durerà la pandemia?
LQ: Nessuno lo sa. Secondo alcuni potrà anche prolungarsi, sia pure in forme striscianti, per tutto l’anno prossimo. Per questo bisogna abituarsi all’idea che con questa emergenza (e con altre che potrebbero presentarsi) dobbiamo imparare a convivere per evitare che i suoi effetti collaterali siano più dannosi della causa principale. Per farlo senza traumi occorre adeguare tutti gli strumenti necessari: politici e istituzionali, sanitari, di previdenza e assistenza sociale, rendendoli compatibili con una normale attività economica, produttiva e di servizio.

Il vaccino risolverà definitivamente il problema del Covid?
LQ: Del vaccino sappiamo ancora troppo poco. Gli annunci trionfalistici si susseguono da mesi ma in realtà, al di là dei diversi approcci scientifici di differenti centri di ricerca, vi sono problemi da risolvere che richiedono tempo: sperimentazione sicura, conservazione, distribuzione che eviti forme di speculazione. Speriamo che le autorità pubbliche si preparino tempestivamente e non soltanto a parole. Il che significa che le prevedibili criticità non vanno esorcizzate ma affrontate predisponendo sin d’ora strategie adeguate.

La strategia adottata dal Governo per contrastare la “seconda ondata” è quella giusta?
LQ: A prescindere dagli strumenti legislativi utilizzati (che suscitano in ogni liberale fondate riserve di costituzionalità) nel merito dei provvedimenti si può concordare su due punti fondamentali: il rifiuto del lockdown generalizzato e la gradualità delle limitazioni in rapporto alle situazioni oggettive di ciascuna Regione. Entrambi i punti tuttavia hanno messo in luce criticità che risalgono alle infelici modifiche al titolo V della Costituzione apportate nel 2001.

Quali sono le riserve di costituzionalità che suscitano preoccupazioni in un liberale?
LQ: Rovescio la domanda. Può un semplice decreto del presidente del Consiglio dei ministri sospendere – sia pure in una situazione di emergenza – diritti e facoltà che discendono direttamente dalla Costituzione? Per di più in maniera generalizzata come avvenne col lockdown di primavera?

Cosa c’è che non funziona nel rapporto tra Regioni e Stato?
LQ: Il principio delle “competenze concorrenti” che attribuisce in alcune materie (come la sanità) poteri prevalenti alle Regioni, ma mantiene allo Stato compiti di coordinamento non ben definiti che hanno aperto la strada a conflitti infiniti (anche prima del Covid). Con i DCPM il Governo, spinto dall’emergenza, si è attribuito dei poteri di intervento ( peraltro convalidati dal Parlamento) che sono in contrasto con quelli costituzionalmente assegnati alle Regioni; il che ha creato il caos che stiamo vivendo.

Perché ciò non si è verificato nella prima fase, quando fu decretato un lockdown generalizzato?
LQ: Perché nel clima di terrore che si era diffuso (ampiamente favorito dai mass media) l’opinione pubblica non avrebbe tollerato alcun dissenso sulla linea rigida adottata dal Governo e men che meno conflitti di competenza (che pure ci furono con la Lombardia); qualunque critica veniva considerata un’inaccettabile polemica strumentale. La stessa opposizione di destra, pur non scalfita nei sondaggi, ha avuto comportamenti esitanti e contraddittori tra gli stessi governatori eletti nelle loro liste (Piemonte, Lombardia, Veneto, Sicilia, Liguria, Calabria, Sardegna).

La divisione in zone differenziate nell’adozione delle misure di contenimento è giusta?
LQ: Fondamentalmente sì perché non ha senso limitare le libertà personali e il funzionamento degli esercizi commerciali nella stessa misura in situazioni completamente diverse; provvedimenti coercitivi adottati in base al principio di precauzione senza che vi sia un’emergenza immediata e dimostrabile sono incostituzionali e rappresentano un precedente pericoloso che potrebbe mettere in discussione la concezione stessa di stato di diritto.

Molti hanno sostenuto che la dimensione regionale non rispecchia la varietà delle situazioni. Hanno ragione?
LQ: In effetti la “colorazione” delle Regioni (rosso, arancione, giallo) è apparsa incongrua per una strategia realmente mirata a circoscrivere le zone infette perché all’interno delle Regioni (soprattutto delle più estese) coesistono situazioni molto differenti; la dimensione più adatta sarebbe stata quella provinciale ma le Regioni rappresentano entità amministrative ben definite (e dotate di poteri specifici in materia) le Province non più.

I negazionisti sono davvero soltanto incoscienti rabbiosi da isolare?
LQ: Bisogna distinguere. Quelli che negano l’esistenza del virus e considerano ciò che sta avvenendo un complotto internazionale teso a perseguire fini inconfessabili (chi, quali?) sono semplicemente degli esaltati che fanno parte della falange degli imbecilli che credono che la terra sia piatta; non vanno isolati, vanno ignorati. Altro discorso riguarda quanti sono preoccupati per le conseguenze economiche, sociali e politiche delle misure adottate che potrebbero riflettersi in cambiamenti anche rilevanti degli equilibri istituzionali (per noi liberali tanto importanti!). Essi, e il liberale qualunque tra loro, si chiedono semplicemente se una strategia basata su un inseguimento defatigante degli “infettati” fosse la migliore e se non convenisse, sin dall’inizio, concentrare risorse e strutture sulla cura degli ammalati con sintomi gravi piuttosto che pagare prezzi così alti in termini di vita civile; che, in fondo, è stata la strategia adottata da alcuni paesi come la Svezia, il Giappone, la Corea del sud (e, in pratica, da molti Stati nord-americani). Alla fine il numero dei morti da Covid non è stato in quei paesi, in rapporto alla loro popolazione, superiore a quello che si è dovuto registrare da noi.

L’obbligo della mascherina e il coprifuoco dopo le 22 sono apparsi a molti misure esagerate e inefficaci, utili soltanto a drammatizzare una situazione perfettamente controllabile.
LQ: Ecco il punto. Nessuno mi convincerà mai che l’uso della mascherina (specialmente se fatto in modo approssimativo, come si fa) o la indiscriminata chiusura serale dei ristoranti siano utili a contenere i contagi. Ma il problema è altrove: l’inadeguatezza delle nostre strutture sanitarie a fronteggiare la “seconda ondata”, malgrado essa fosse stata prevista. Le misure adottate dal Governo sono in gran parte strumentali, non servono a contenere il contagio ma a contrarre la circolazione delle persone sperando in tal modo di diminuire la pressione sulle strutture sanitarie. Ma se prima si spaventa la gente e poi ci si lamenta che in troppi si presentano ai pronto soccorso al primo colpo di tosse, qualcosa non ha funzionato nella politica comunicativa adottata dal Governo. E poiché i sintomi iniziali del coronavirus sono assai simili a quelli di una normale influenza il “liberale qualunque” trova assai grave che non si sia provveduto per tempo a distribuire in grandi quantità i vaccini adatti a prevenire l’ordinaria influenza.

Però tutti i paesi europei (esclusa la Svezia) hanno finito per adottare misure di contenimento della diffusione del virus simili alle nostre.
LQ: Infatti il nostro Governo si è mosso in sostanziale sincronia con la Francia e la Germania (anche se in qualche caso con maggior rigore formale); ma ciò non toglie che la discussione sull’analisi costi- benefici della strategia adottata resti aperta. Ma non ora.
Adesso bisogna rispettare anche le disposizioni che non ci piacciono e che abbiamo motivo di contestare; uno stato di diritto consiste pure nel rispettare le responsabilità di governo di chi è stato chiamato dal Parlamento ad esercitarle, soprattutto in un momento di emergenza come quello che indiscutibilmente stiamo vivendo.

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