Il rientro in Italia delle salme di Vittorio Emanuele III e della regina Elena costituiscono atti dovuti di un paese civile nei confronti di regnanti che – nel bene e nel male – hanno rappresentato il vertice istituzionale della Nazione per quasi cinquant’anni. Una repubblica ormai pienamente condivisa e legittimata può permettersi questi atti di generosità e di riconoscimento storico che forse in passato sono talvolta mancati; sarebbe auspicabile che la vicenda venisse conclusa con la sepoltura in Italia di Umberto II, le cui spoglie si trovano ancora nell’antica abbazia sabauda di Hautecombe.
Ma, detto questo, che non si parli del Pantheon per favore. Lo dice un ex-giovane monarchico come me che anzi coglie l’occasione per lanciare una provocazione: che si restituisca all’antico tempio romano la funzione puramente archeologica per la quale è famoso nel mondo. La storia ha fatto il suo corso, il Pantheon torni a celebrare il panteismo delle antiche religioni, Umberto I e Margherita di Savoia vengano traslati in una sede più opportuna (come per esempio la basilica di Superga a Torino), Vittorio Emanuele II venga tumulato in un’apposita cappella nell’Altare della Patria a lui dedicato insieme a Cavour, Mazzini e Garibaldi che rappresentano le diverse concezioni risorgimentali convergenti nei principi di unità e di libertà ad esse comuni. A ciascuno il suo: alla Patria il definitivo suggello della sua storia nel monumento che la rappresenta a piazza Venezia, ai Savoia la centenaria basilica dove molti predecessori riposano, al multiculturalismo religioso e civile il tempio che fu eretto venti secoli fa per celebrarlo.

 

Franco Chiarenza
17 dicembre 2017

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