Fioriscono ovunque (oggi necessariamente sul web) le “scuole di liberalismo” e corsi di lezioni variamente denominati per promuovere la conoscenza delle teorie liberali. Non si può che esserne contenti, più si parla di liberalismo meglio è, anche se qualche volta lo si fa a sproposito.
C’è la “scuola” della Fondazione Einaudi di Roma, quella della Fondazione Scoppa di Catanzaro, ci sono i corsi dell’Istituto Bruno Leoni di Milano, a cui si aggiungono contributi anche di rilievo accademico cosparsi in tutta la rete; ma c’è soprattutto – antica e prestigiosa – la “scuola di liberalismo” organizzata dall’omonima associazione presieduta dall’infaticabile Enrico Morbelli alla quale ho dato in passato il mio contributo didattico e che coi suoi cinquant’anni di storia merita se non altro il riconoscimento di essere stata fondata in anni in cui essere liberali non era facile e la cultura politica prevalente era ispirata dalle teorie marxiste e da quelle del cattolicesimo sociale, le quali consideravano il liberalismo un vecchio arnese ideologico non più utilizzabile. E’ abbastanza soddisfacente per noi – liberali da sempre – constatare che nel novero dei reperti ideologici siano finiti proprio il marxismo e il cattolicesimo sociale e che il problema sia diventato quello di difendere il liberalismo dai suoi falsi sostenitori. Oggi, come è noto, tutti sostengono di essere i “veri” liberali, a cominciare da Salvini e Meloni fino a Zingaretti e Bersani. I Cinque Stelle tacciono prudentemente perché devono ancora informarsi di cosa si tratti.

Tante scuole, tanti corsi di approfondimento vanno dunque benissimo e servono ad aumentare le conoscenze – soprattutto dei giovani – su questo oggetto misterioso di cui tutti vorrebbero appropriarsi e che si presenta certamente più abbordabile di teorie rigide e prevalentemente socio-economiche come furono il socialismo (con la sua variante leninista) e il cristianesimo sociale nelle sue diverse articolazioni. Inoltre il liberalismo è bello perché è vario e conflittuale: ci sono i liberisti, attenti soprattutto al funzionamento dell’economia di mercato (e giudicati sprezzantemente come neo-capitalisti dai “veri” liberali), i liberal-democratici (che ritengono complementari la democrazia e il liberalismo), i liberali di sinistra (pericolosamente attigui ai socialisti democratici e quindi considerati sovversivi dai liberal-liberisti) e persino gli “anarco-capitalisti” che vorrebbero sopprimere tout court lo Stato (e chi si è visto si è visto!). Si tratta sempre di idee rispettabili finché condividono una sola certezza: che non vi sono certezze e ogni opinione espressa in buona fede merita di essere discussa e confrontata.
Ma se il liberalismo è variamente definibile e, grazie a Dio, non esiste né un Sommo Pontefice né un Politburo a dettarne l’ortodossia, ci sono diversi modi di riconoscere i liberali (a prescindere dal modello di liberalismo che prediligono). Ne suggerisco alcuni ai frequentanti delle “scuole di liberalismo” anche per operare le necessarie distinzioni tra colleghi e tra gli stessi docenti (che talvolta liberali non sono).

  1. Per essere liberali bisogna conoscere la storia, almeno nelle sue linee essenziali. La sua ignoranza impedisce di comprendere i fondamenti del liberalismo. Se qualcuno per questo vi accusa di “storicismo” non è un liberale e passate oltre.
  2. Ne consegue che i liberali affrontano i problemi considerandoli sempre nel contesto storico e culturale in cui si collocano. Non vi sono quindi verità assolute ma tentativi di comprendere e di comporre anche le “verità” altrui. Se qualcuno per questo vi accusa di “relativismo” non si tratta di un liberale e passate oltre.
  3. I liberali sono tolleranti nei confronti di ogni fede religiosa perché la considerano una scelta individuale di chi crede nella trascendenza e non – come alcuni vorrebbero – una dimostrazione di identità etnica o culturale su cui fondare strutture di potere inevitabilmente intolleranti e aggressive. I liberali riconoscono a vista ed evitano accuratamente i portatori di “verità” spesso tanto assolute da ritenere legittimo imporle anche a chi non le accetta. I credenti di ogni religione quindi possono essere liberali se non hanno rinunciato alla propria libertà di giudizio rispondendone soltanto alla propria coscienza. Se qualcuno per questo vi accusa di “indifferenza valoriale” non si tratta di un liberale e passate oltre.
  4. I liberali ritengono utile e necessaria la libertà di intraprendere attività economiche e produttive di ogni genere col solo limite di non ostacolare con mezzi illeciti le imprese che si misurano sul mercato. Se qualcuno per questo vi accusa di “liberismo selvaggio”, non si tratta di un liberale e passate oltre.
  5. I liberali affermano che bisogna garantire il più possibile un’eguaglianza almeno relativa dei punti di partenza di ciascun essere umano, almeno per quanto attiene le opportunità di esprimere le proprie capacità; se per ottenerla si rende necessario un intervento di sostegno dello Stato si tratta di misure perfettamente compatibili con il liberalismo purché non assumano forme e dimensioni invasive che incidono sulla libertà di insegnamento e sul pluralismo scolastico. Se qualcuno per questo vi accusa di essere “statalisti”, non si tratta di un liberale e passate oltre.
  6. I liberali si identificano con lo stato di diritto, cioè una pubblica amministrazione retta da leggi promulgate da un parlamento eletto liberamente, in grado di garantire la trasparenza dei propri atti, di tutelare i diritti individuali e di assicurare il compimento dei doveri connessi all’appartenenza di una comunità. Se qualcuno per questo vi accusa di essere “democratici ma non liberali” non sa di cosa parla e passate oltre.
  7. I liberali moderni infatti non possono che essere democratici, nel senso che riconoscono a tutto il popolo senza discriminazioni di genere, di ceto sociale, di etnia, di religione, ecc. il diritto di rappresentare la legittimità del potere politico. Come articolare tale potere, come garantire i corpi organizzati intermedi che ne costituiscono il naturale sviluppo, come assicurare il funzionamento di un adeguato “ascensore sociale”, sono questioni che possono essere diversamente risolte in un sistema pluralistico che garantisce le libertà fondamentali e in particolare quella di associarsi e quella di comunicare senza vincoli stabiliti dallo Stato (seguendo il modello del primo emendamento della Costituzione americana). Se qualcuno per questo vi accusa di essere eccessivamente “filoamericani”, rispondete che semmai siete “filoinglesi” e passate oltre.
  8. I liberali infine si riconoscono nel principio di responsabilità per il quale ogni cittadino risponde alla propria coscienza dei propri comportamenti. I quali non devono improntarsi ai divieti e alle prescrizioni (e al timore delle conseguenti sanzioni) ma alla consapevolezza della loro utilità sociale e al rispetto dei diritti umani. Si chiama “senso civico” e in Italia ne siamo purtroppo molto carenti. Ma senza di esso non si può essere liberali. E se qualcuno non lo capisce, passate oltre.

Certo: a forza di “passare oltre” vi accorgerete che siete rimasti in pochi e molti di quelli che vi circondavano del loro entusiasmo pseudo liberale si sono dileguati. Oppure, se sono disinvolti (una dote abbondante nel nostro Paese) diranno che loro per “liberalismo” intendono cose diverse. Appunto, basta intendersi.

 

Franco Chiarenza
10 marzo 2021

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