Legge Zan: a bocce ferme

Caduto, tra polemiche più o meno pretestuose, il ddl Zan, si può cominciare un confronto serio sui suoi contenuti, o meglio, sulla tutela delle minoranze sessuali che costituisce la motivazione del controverso disegno di legge. A noi “liberali qualunque” tocca affrontarlo dal nostro punto di vista. Per farlo in modo chiaro e comprensibile rispondiamo ad alcune domande:

  • Chiunque abbia seguito anche superficialmente le polemiche che hanno accompagnato la mancata approvazione del ddl Zan ha avuto l’impressione che oggi nell’ordinamento italiano le minoranze sessuali non siano tutelate e di conseguenza chi si oppone al ddl Zan sia sostanzialmente un omofobo o quanto meno una persona insensibile alla parità di diritti e di riconoscimento sociale estesa a omosessuali, bisessuali e ogni altro orientamento sessuale che rientra nella libertà di ciascuno di noi. E’ così?

No, non è così, anche se si è lasciato credere che di questo si trattasse. La normativa esistente, anche a prescindere dalla discutibile legge Mancino, se applicata con giusta severità, è in grado di tutelare i diritti di ogni minoranza e quindi anche di quelle caratterizzate da orientamenti sessuali minoritari e legittimi (quindi sempre tra maggiorenni). Tutt’al più si potrebbero apportare alcune modifiche al codice penale per venire incontro alla maggiore sensibilità su questi temi che deriva dalle profonde trasformazioni sociali di questi ultimi anni. Mi riferisco in particolare a una migliore definizione delle minoranze di genere e alle procedure accusatorie. Ma per fare questo non c’è alcun bisogno di leggi speciali. Il ddl Zan persegue infatti una finalità diversa, quella di contrastare penalmente le espressioni di “istigazione all’odio” dirette alle minoranze sessuali e di inasprire le pene nei confronti di chi se ne rende responsabile.

  • Non esiste già una legge (cosiddetta legge Mancino del 1993) che prevede una tutela rafforzata delle minoranze? non basterebbe integrarla comprendendovi le minoranze sessuali?

Certamente sì. Visto che una legge speciale per tutelare le minoranze (razziali, religiose, ecc.) già esiste non si capisce perché non si proceda semplicemente a modificarla comprendendovi anche le minoranze sessuali, ed è questa infatti una delle critiche che vengono mosse al ddl Zan anche da chi non si ritiene né omofobo né intollerante. Da liberale però devo aggiungere che anche la legge Mancino, pur essendo una legge dello Stato e come tale da rispettare, non corrisponde ai principi di uno stato di diritto per almeno due ragioni: la prima è proprio la “specialità” delle tutele previste che collide col principio di generalità per il quale tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Perché mai insultare un omosessuale deve essere diversamente considerato dal farlo nei confronti di qualsiasi cittadino? Tutt’al più può rappresentare un’ aggravante per le presunte condizioni di inferiorità dell’aggredito e per le sue spregevoli motivazioni (ma questo è già previsto dal codice penale). La seconda ragione per cui la legge Mancino non piace ai liberali è perché introduce il principio di incitamento all’odio come reato, a prescindere da ogni intento a delinquere. Un concetto generico, pericoloso per le interpretazioni estensive che potrebbero entrare in contrasto con la libertà di espressione tutelata dall’art. 21 della Costituzione; dubbi che restano immutati perché finora la sua applicazione è rimasta abbastanza sporadica e la Corte costituzionale non ha ancora avuto occasione per esprimersi in proposito.

  • I manifestanti a favore della legge Zan inalberavano un cartello in cui era scritto che “l’odio non è un’opinione”. Non hanno ragione?

Lo slogan “l’odio non è un’opinione”, che riprende il titolo di una nota ricerca del COSPE, è suggestivo ma parziale; certamente l’odio non è un’opinione perchè è un sentimento, e quindi irrazionale per definizione, ma anche i sentimenti se non sono tali da indurre alla commissione di reati sono tutelati dalla libertà di espressione. Pure l’amore è un sentimento e nessuno si sognerà mai di sanzionarlo finchè non produce danni e limitazioni concrete nei confronti di altri (come lo stalking). Quando si propone che l’istigazione all’odio diventi un reato punibile con sei anni di galera bisogna fare attenzione perchè l’estensione interpretativa del concetto di odio può diventare un boomerang di cui per primi potrebbero dolersi gli attuali sostenitori della legge Zan. Le leggi sono pericolose: partono con precise finalità nelle intenzioni del legislatore ma poi vivono di vita propria e si trasformano per analogia in interpretazioni giurisprudenziali talvolta utilizzate per scopi ben diversi da quelli che le avevano ispirate. Per questa ragione – sia detto per inciso – la cultura giuridica anglosassone, che si esprime attraverso la common law, diffida dell’abuso della funzione legislativa preferendo ad essa un aggiornamento pragmatico dei precedenti giurisprudenziali adattandoli, nel quadro di principi generali incontrovertibili, caso per caso.

  • Nella realtà concreta però le minoranze sessuali sono di fatto discriminate, perseguitate o nel migliore dei casi, emarginate. Non far nulla non può sembrare una forma di tolleranza per gli intolleranti?

Cambiare in profondità (cioè ben oltre la borghesia illuminata che detta le regole del polically correct) atteggiamenti e culture fondati da secoli sulla prassi ipocrita per cui le cose si fanno ma di nascosto, richiede tempi lunghi; soprattutto quando certi pregiudizi sono radicati nelle famiglie. Cercare di mutare le culture dominanti attraverso le sanzioni penali non è soltanto illiberale ma anche inutile e controproducente. Oggi però la pervasività dei nuovi mezzi di comunicazione consente una forte accelerazione del cambiamento, che, in questo caso, sarebbe positiva. Anche se non bisogna dimenticare che i nostri valori di tolleranza e inclusione valgono soltanto per una parte dell’umanità; la grande maggioranza (nei paesi islamici, nell’Estremo Oriente o in Africa) ne è invece ancora molto lontana. Sono ancora tanti i paesi in cui l’omosessualità maschile è punita con sanzioni penali anche rilevanti.

  • Allora bisogna lasciare le cose come stanno?

Ci sono casi eccezionali in cui anche i liberali ammettono la necessità di leggi speciali che possono incidere sui diritti fondamentali (tra cui essenziale quello della libertà di espressione) ma devono corrispondere ad alcune condizioni: emergenze conclamate, temporaneità delle misure adottate, ecc.; non è questo il caso del ddl Zan che investe invece una questione più generale, la tutela delle minoranze socialmente (non giuridicamente) discriminate. Esso ha riaperto un dibattito sui rischi legati a leggi speciali mirate a proteggere determinate istituzioni, categorie, minoranze in maniera rafforzata rispetto alla normale applicazione delle norme vigenti; una querelle antica che risale a Locke (uno dei padri del liberalismo moderno) il quale voleva discriminare i cattolici, continua con le varie specie di contrasto penale al “negazionismo”, fino allo hate speech e alla cancel culture dei nostri giorni. Per quanti non sono particolarmente interessati alle complicazioni giuridiche (e alle relative scuole di pensiero) riassumo in termini essenziali la questione (scusandomi coi giuristi per l’approssimazione): da una parte c’è il diritto di esprimere liberamente la propria opinione (qualunque essa sia) tutelato in tutti gli ordinamenti liberal-democratici, dall’altra l’esigenza di proteggere le minoranze razziali, religiose, sessuali, ecc, da un uso improprio di tale libertà anche quando non si concretizza in uno specifico delitto già previsto dalla legge ordinaria (ingiurie, offese, diffamazione, istigazione a commettere reati, ecc.) oppure rafforzando le sanzioni già previste. Bisogna fare attenzione che i due piatti della bilancia restino in equilibrio; se si eccede nelle tutele rafforzate si rischia di cadere, al di là delle migliori intenzioni, nel reato di opinione, tipico di una concezione etica dello Stato che un liberale non può condividere. Il perno su cui si gioca questo equilibrio nel caso nostro è rappresentato da una sola parola: l’odio (cioè cosa esattamente si intende per tale) e il ddl Zan appare in proposito squilibrato e chiaramente ispirato da intenti punitivi esorbitanti. Per noi liberali si ricorre a nuove leggi quando quelle esistenti si dimostrano inadeguate, per molti altri invece ciò che conta è sbandierare nuove leggi anche quando non ce n’è bisogno (perché basterebbe applicare quelle che già ci sono), per potersene attribuire il merito.

  • Perché è stata tanto osteggiata l’idea (contenuta nella legge Zan) di sensibilizzare i giovani alla tolleranza delle diversità (anche sessuali)?

Perché si trattava di un’idea giusta formulata male. L’idea giusta è che la tolleranza e il rispetto delle diversità sono valori che si dovrebbero imparare a scuola nell’ambito di un’educazione civica (da noi invece inspiegabilmente trascurata); istituire una giornata nazionale ad hoc, oltre che poco efficace, preoccupa le famiglie più tradizionaliste che vi scorgono un’indebita invasione di campo dello Stato nell’educazione dei figli e naturalmente (anche se a noi liberali interessa meno) agita il mondo cattolico che teme un conflitto tra norme civili e dottrina cristiana all’interno delle prerogative che lo sciagurato Concordato (inserito nella Costituzione) riconosce alla Chiesa in materia di insegnamento religioso.

  • La legge Zan è diventata motivo di contrapposizione politica; non si poteva evitare?

Si poteva ma non si è voluto. La politica diventa tanto più irragionevole quanto più i partiti che la rappresentano sono deboli (come in questo momento). Alla ricerca disperata di identità i partiti spingono alle estremizzazioni e leggi che potrebbero essere partecipate da tutti (anche tenendo conto di alcune criticità incontestabili) si trasformano in pugni in faccia all’avversario, le cui ragioni non vengono nemmeno prese in considerazione. In Italia le leggi hanno quasi sempre un sottinteso politico contingente; al di là del loro contenuto nessuno si cura della loro applicabilità, delle conseguenze di eventuali strumentalizzazioni, della ripetizione di norme già esistenti, perché l’importante è piantare una bandierina e rivendersela al proprio presunto elettorato. Quante volte ho sentito dire che la legge Zan andava votata senza se e senza ma perché l’importante era sconfiggere Salvini; e per converso quanti sostenere che la legge andava bocciata come “prova generale” contro eventuali accordi tra PD e Cinque Stelle per il Quirinale! Salvo poi confessare – gli uni e gli altri – che dei suoi contenuti (al di là di una generica “tutela degli omosessuali dalle discriminazioni”) nulla sapevano né gli interessava !!! E’ successo altre volte; in un recente passato la riforma istituzionale proposta da Renzi fu bocciata non per i suoi contenuti (molto discutibili) ma soltanto per colpire chi l’aveva proposta.

Quel che oggi si può fare è trovare un ragionevole compromesso, lasciando da parte i toni da crociata e tornando al merito della questione. I nodi da sciogliere a mio parere sono:

  1. definire le minoranze sessuali e inserirne la menzione nella legge Mancino, oggi applicabile soltanto per analogia;
  2. abolire ogni riferimento all’art. 21 della Costituzione, in quanto pleonastico. Tutte le leggi dello Stato devono essere compatibili con la Costituzione. Men che meno è accettabile che la sua applicazione venga sottoposta a condizioni limitative con una legge ordinaria;
  3. definire con esattezza cosa si intende per “incitamento all’odio” per evitare che discutibili interpretazioni giurisprudenziali lo trasformino in una censura ideologica; il codice penale già prevede la punibilità di chi incita o favorisce concretamente la commissione di reati, ma non a caso evita che la semplice espressione di idee non conformi (anche ai principi costituzionali) possa essere sanzionata (e in questo senso si è espressa la Corte costituzionale in merito a leggi che vietano la ricostituzione del partito fascista). Rischiamo altrimenti che un prete che ricordi pubblicamente che la dottrina cattolica considera peccato mortale una convivenza tra persone dello stesso sesso (figurarsi il matrimonio!) possa essere incriminato per “incitamento all’odio”;
  4. abolire la giornata di sensibilizzazione nelle scuole. Il modo corretto di sollecitare la riflessione dei giovani senza rischiare fratture tra famiglie e scuola è di accelerare l’introduzione dell’educazione civica come materia autonoma e fondamentale sin dalle scuole medie e in quel contesto dare il rilievo dovuto al rispetto e alla tutela di ogni minoranza, anche sessuale.

Per i liberali nelle leggi non si deve cercare la perfezione (che ciascuno interpreta a modo suo) ma piuttosto trovare un ragionevole compromesso tra tutti gli interessi legittimi che hanno diritto di essere tutelati. Nel nostro caso bisogna mettere insieme: la protezione delle minoranze sessuali da ogni possibile discriminazione, la preoccupazione dei liberali che, al di là delle intenzioni dei proponenti, si introducano nell’ordinamento norme restrittive sul diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni, l’esigenza del mondo cattolico di sostenere le proprie convinzioni etiche e morali senza correre il rischio di essere incriminati, il timore di molte famiglie che su un momento sensibile della crescita degli adolescenti lo Stato interferisca nelle modalità educative che sono parte essenziale della responsabilità genitoriale, la necessità per uno stato liberal-democratico di promuovere attraverso la scuola quei valori di tolleranza e di rispetto che devono caratterizzare l’esercizio delle libertà individuali senza trasformare la diversità di opinioni in risse scomposte.

Si può? Sì, se si vuole. Si vuole? O si preferisce ricominciare il gioco delle bandierine dove gli avversari tornano ad essere nemici non da convincere ma da delegittimare, i testi delle leggi diventano icone intangibili “a prescindere” dai loro contenuti perché l’importante è distruggere chi non la pensa come noi? Ma noi come la pensiamo veramente?

Franco Chiarenza
28 novembre 2021

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