E’ morto il 14 novembre a 90 anni Luigi Vittorio Ferraris. Era per noi della vecchia Fondazione Einaudi di largo dei fiorentini l’”ambasciatore” per eccellenza. Quando si discuteva di politica estera la sua presenza era d’obbligo. Valerio Zanone lo apprezzava molto. Non si può dire che fosse affabile, i suoi modi erano bruschi, non tollerava l’incompetenza di chi si metteva in cattedra senza conoscere le cose di cui si parlava. La sua competenza era invece fuori discussione, anche per un’esperienza sul campo eccezionale, le sue pubblicazioni (che spesso presentavamo anche in Fondazione) sempre stimolanti.
Con lui scompare un diplomatico della vecchia scuola, un servitore dello Stato consapevole di quanto la sua funzione, al di là dei compiti di rappresentanza, sia necessaria per consigliare e indirizzare le scelte di governo. Non sempre con successo, ma sempre comunque in una visione degli interessi del Paese che coincidevano con quelli di una democrazia liberale che fosse in grado di affrontare le sfide del XXI secolo.
Nelle sue numerose missioni (in particolare in Germania) ha contribuito a creare le premesse di quella complessa costruzione che è diventata poi l’Unione Europea. Forse se ne è andato in tempo per non vedere quanti tentativi si stiano facendo oggi per demolire ciò che con tanta fatica è stato edificato e che resta il più importante progetto di politica internazionale realizzato nell’ultimo secolo. Un progetto attuato solo in parte, ancora incompleto, ma che comunque ha garantito la pace dopo secoli di guerre che sempre in Europa avevano trovato la loro origine.

 

Franco Chiarenza
18 novembre 2018

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