Torna il tormentone dello “jus soli” dopo che a un ragazzino straniero che è riuscito a chiamare i carabinieri dal suo cellulare durante un sequestro tanto spettacolare quanto assurdo di un bus scolastico è stato deciso di conferire la cittadinanza italiana come se fosse un premio. Ma la cittadinanza è altra cosa ed è davvero incredibile continuare a sbandierarla come una elargizione da concedere come compensazione di (vere o presunte) emarginazioni. Ho letto in proposito affermazioni incredibili come quella dei comitati renziani (“Ritorno al futuro”) per i quali “riconoscere la cittadinanza ai tanti compagni di classe e di gioco dei nostri figli” sarebbe un dovere morale osteggiato in maniera incomprensibile perchè ingiustamente associato al fenomeno migratorio. Ma davvero?
Per fare chiarezza sarà meglio tenere conto di alcune realtà di fatto:

  1. la nazionalità (o cittadinanza che dir si voglia) è di norma una condizione “naturale” automaticamente riconosciuta soltanto ai figli di genitori italiani, o anche di uno solo di essi che lo richieda col consenso del coniuge. Anche nei paesi in cui vige lo jus soli si tratta di una facoltà (e quindi non di un automatismo) che di solito si esercita al compimento della maggiore età.
  2. al di fuori di questa condizione di nascita la nazionalità dovrebbe sempre essere attribuita soltanto quando chi la richiede sia in grado di ottemperare ad alcune condizioni da accertare preventivamente: conoscenza della lingua, della storia e delle tradizioni del Paese; adesione ai principi contenuti nella Costituzione; rinuncia alla nazionalità di nascita. Tutte condizioni che presuppongono la maggiore età dell’interessato.
  3. purtroppo non è vero che la battaglia ideologica che si è scatenata su una questione tutto sommato marginale (perchè più simbolica che portatrice di sostanziali differenze nelle condizioni sociali e nei diritti individuali) prescinda dall’immigrazione. In realtà nessuno dei proponenti di un malinteso jus soli ha pensato alle migliaia di ragazzi europei e americani (ma anche asiatici) che studiano nelle nostre scuole; la presunta “ingiustizia esclusione” in realtà, nell’immaginario politically correct, sembra riguardare essenzialmente i poveri piccoli neri. I quali spesso discriminati lo sono davvero ma non perchè non hanno la cittadinanza italiana ma perchè appunto sono neri e magari musulmani; come dimostra il recente caso avvenuto a Roma dove gli abitanti di un palazzo hanno impedito l’accesso a un appartamento regolarmente assegnato a una coppia di neri musulmani cittadini italiani. Ma davvero qualcuno pensa di combattere il razzismo sventolando un passaporto italiano?
  4. estendere la nazionalità a soggetti che non hanno ancora la capacità di giudizio per richiederla consapevolmente costituisce una violenza (come d’altronde certi sacramenti religiosi somministrati ai bambini; ma per essi vale l’attenuante di una tradizione consolidata). Cosa succederà se a 18 anni il ragazzo italianizzato preferisce ritornare alla sua nazionalità originaria? Negli Stati Uniti e in Inghilterra il “ritorno alle origini” è abbastanza frequente.
  5. non è vero che un ragazzo non italiano che studia da noi e i cui genitori sono regolarmente residenti nel nostro Paese (come prevede la proposta di legge ipocritamente chiamata “jus culturae”) abbia diritti e possibilità diverse da chi è figlio di cittadini italiani. E in quei rari casi (se ce ne fossero) sarebbe giusto intervenire per parificare le condizioni di tutti i residenti che – si presume – sono anche contribuenti.
  6. fanno ridere Di Maio e Salvini (che si è unito al coro dopo qualche iniziale perplessità) che associano la cittadinanza ai “valori” del nostro Paese, intendendo per tali – immagino- quelli contenuti nella Costituzione; che faremo con le migliaia di italiani che non li rispettano, gli togliamo la nazionalità? Quasi quasi avrei già pronta una lunga lista.
  7. infine: ma con tutti i problemi che abbiamo non sarebbe meglio pensare a cose più serie, tenuto anche conto che per come la proposta di legge era stata modificata, la sua concreta applicazione avrebbe riguardato un numero trascurabile di adolescenti?

Un’ultima considerazione: la concessione della cittadinanza a Rami e Adam come ricompensa per il loro coraggio (ma non chiamiamoli eroi, per favore; sono eroi quelli che si sacrificano per gli altri senza vantaggi personali, loro hanno salvato gli altri per salvare sé stessi) pare non corrispondesse affatto a un loro desiderio. Sono stati convinti a prestarsi a un gioco politico più grande di loro, ma in realtà nella loro scuola stavano benissimo anche se non avevano il passaporto italiano.
A proposito di passaporto. Quando viaggeranno con i genitori (non italiani) avranno un passaporto diverso?

 

Franco Chiarenza
31 Marzo 2019

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