Quella gloriosa L che al centro della sigla PLI campeggiava nel tricolore del glorioso partito fondato da Croce ed Einaudi dopo la seconda guerra mondiale significava appunto “liberale”.
Durante la prima repubblica il partito ha subito cambiamenti, trasformazioni, scissioni, ricomposizioni. Sempre però tenendo ferma la distinzione tra cultura liberale e nazionalismi conservatori (talvolta reazionari) che del simbolo liberale tentavano di impadronirsi; lo stesso Malagodi, che certo progressista non era, rifiutò sempre le ambigue offerte per la creazione di una “grande destra” con i missini e gli ex-monarchici, ribadendo più volte che un partito liberale – secondo l’insegnamento crociano – non poteva che collocarsi al centro dello schieramento politico. Nella seconda repubblica I liberali, si sono divisi nella scelta di campo scommettendo su due illusioni: quella di chi credeva nel “partito liberale di massa” promesso da Berlusconi, e l’altra, opposta ma non meno infondata, di chi pensava che sotto le fronde dell’Ulivo ci fosse spazio sufficiente per una cultura politica liberale. I nomi li ricordiamo tutti (almeno quelli della mia generazione e di quelle immediatamente successive): Martino, Biondi, Urbani, Pera nel primo caso; Zanone, Marzo, Morelli nel secondo. Un caso a sé ha rappresentato la decisione di Stefano De Luca il quale, raccogliendo il simbolo massacrato del partito, ha tentato di tenerlo in vita con equilibrismi non sempre compatibili con la sua tradizione.

Salvini liberale?
Leggo ora sui social network che il PLI presenterebbe suoi candidati nella Lega di Salvini. Spero di essere smentito ma non mi faccio illusioni. Dopo avere pericolosamente attraversato alleanze con Berlusconi e con la Meloni non mi stupisce questo nuovo approdo del PLI. Ognuno fa le sue scelte e chi è liberale rispetta sempre quelle degli altri anche quando non le condivide. Ma non posso evitare di esprimere la mia profonda amarezza nel vedere un simbolo che ha contrassegnato il mio impegno giovanile finire confuso con un partito come la Lega che di liberale non ha nulla, non solo per la sua storia ma anche per le caratteristiche programmatiche che Salvini gli ha imposto: contro l’Europa sovranazionale, contro l’apertura dei mercati, contro gli immigrati (con evidenti connotazioni razzistiche), contro la riduzione del debito pubblico.
Senza scomodare Zanone che si è fatto cremare, temo che Einaudi, Croce, Malagodi, Martino (Gaetano), e tanti altri si rivolterebbero nella tomba, non per altro, soltanto per non guardare.

 

Franco Chiarenza
1 febbraio 2018

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