Del risultato delle elezioni in Catalogna – tanto atteso dopo le vicissitudini del tentativo di indipendenza unilaterale – si può dire quel che si vuole ma una cosa è certa: la Catalogna è spaccata in due sull’ipotesi di staccarsi dalla Spagna, e con una risicata maggioranza di poco più del 50% non è possibile sostenere che quasi tutti i catalani siano favorevoli all’indipendenza.
Al di là di un orgoglio campanilistico che affonda le sue radici in motivazioni culturali e storiche di tutto rispetto appare sempre più evidente – soprattutto agli abitanti di Barcellona – quanto sia sproporzionato il costo da pagare sia in termini economici che dal punto di vista politico rispetto a una secessione che comporterebbe molti più problemi di quanti ne dovrebbe risolvere e che, oltretutto, non aggiungerebbe granché ai poteri assai ampi di cui già gode la regione autonoma. La strada dell’indipendenza dunque, anche considerando l’atteggiamento duro della magistratura che riflette lo stato d’animo dell’opinione pubblica spagnola assai ostile nei confronti degli indipendentisti catalani, pare non più percorribile.
Ciò però non significa che una trattativa non possa aprirsi – soprattutto se al governo catalano parteciperanno gli unionisti – e che da essa possa scaturire un’ulteriore estensione dell’autonomia che potrebbe essere oggetto di un referendum condiviso che metta la parola fine a una controversia che danneggia la Spagna, ma anche l’Europa e la stessa Catalogna.
Il monito che ne deriva all’Europa – dove convivono da sempre tante “piccole patrie” – è evidente: i confini nazionali sono intangibili così come ce li ha consegnati la seconda guerra mondiale. I problemi delle diversità culturali o linguistiche – anche dove sono più che fondati, come in Catalogna, nei Paesi Baschi, in Corsica, in Alto Adige, in Istria, in Kossovo, in Bosnia – si risolvono con la concessione di ampie autonomie che l’Unione Europea dovrebbe promuovere e proteggere.
Non è un caso che anche i secessionisti di queste regioni non abbiano mai messo in discussione la partecipazione alla costruzione europea; una ragione di più per rafforzare l’unione politica dell’Europa appena le vicende elettorali tedesche e italiane lo consentiranno.

 

Franco Chiarenza
22 dicembre 2017

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