Il 26 maggio si voterà per il nuovo parlamento europeo. E’ un appuntamento importante per diverse ragioni:

  1. perché il parlamento europeo svolge un ruolo fondamentale in molte materie ma soprattutto nella elezione della Commissione e nell’approvazione del bilancio comunitario. Un cambiamento di maggioranza avrebbe ripercussioni dirette su tutti i paesi dell’Unione.
  2. perché l’Unione sta attraversando un momento cruciale della sua esistenza. Attaccata all’interno da chi vuole farla regredire a una zona di libero scambio, all’esterno da chi ne teme le potenzialità se procedesse nell’integrazione (Russia, Cina ma anche Stati Uniti da quando Trump ha rilanciato uno sbilenco isolazionismo), essa si trova in mezzo a un guado dove rischia di marcire.
  3. perché l’Europa deve affrontare alle sue frontiere crisi difficili e sfide decisive: a) i flussi migratori dal Medio Oriente e dall’Africa. b) il conflitto armato in Ucraina. c) la Brexit, con i problemi di assestamento che comunque comporterà. d) la guerra civile in Libia.
  4. perché al suo interno e nelle immediate vicinanze stanno affermandosi sistemi di governo illiberali e obiettivamente in contrasto con i principi di diritto su cui l’Unione è stata fondata (per esempio l’Ungheria di Orban o la Turchia di Erdogan).

Tutte ragioni che dovrebbero fare riflettere coloro che pensano che il parlamento europeo sia un organismo inutile e che le cose che contano siano soltanto quelle di casa nostra. Infatti non è così: dalle istituzioni europee dipendono molte regole, vincoli, finanziamenti che riguardano anche noi. Inutile lamentarsi di ciò che l’Unione Europea fa o non fa se poi non si va a votare per i nostri rappresentanti al parlamento europeo, quasi che la loro scelta sia sostanzialmente indifferente. Il tempo in cui i partiti mandavano a Strasburgo personaggi espulsi dai circuiti del potere nazionali, come compenso per i servizi resi, è finito per sempre. Oggi è in Europa che si giocano le partite decisive e bisognerebbe fare attenzione a chi ci mandiamo.

Tutto ciò premesso; votare per chi?
Un liberale non dovrebbe avere dubbi: per chi rappresenta nella dimensione europea i valori liberali. Quindi per l’alleanza dei liberal-democratici europei, rappresentata in Italia dalla lista + Europa di Emma Bonino.
Sento molti liberali, o comunque vicini al liberalismo democratico, tentati di votare per il partito democratico o per il partito di Berlusconi, con la motivazione di evitare di disperdere il voto (perché + Europa potrebbe non raggiungere la soglia del 4%). E’ un grave errore, compiuto anche in passato quando è servito a convogliare voti di minoranza in grandi aggregazioni partitiche dove sono annegati senza lasciare traccia.
Se + Europa avesse accettato l’offerta di Zingaretti di confluire in una lista unica (naturalmente egemonizzata dal partito democratico) come avrebbe voluto Calenda, l’unico risultato concreto sarebbe stato di perdere i voti di chi – europeista e liberal-democratico – non intendeva confondersi con i socialisti europei. Perché deve essere chiaro che il partito democratico è per origini, per scelta (soprattutto dopo l’elezione di Zingaretti alla segreteria), per affinità politiche e culturali, una componente importante del partito socialista europeo affiliato all’Internazionale socialista. Mentre Forza Italia, malgrado le rivendicazioni “liberali” del suo leader, è in realtà un partito conservatore che aderisce al partito popolare europeo dove affluiscono tutte le componenti politiche moderate di ispirazione cristiana.
Naturalmente si può discutere se tali distinzioni, ereditate dal secolo scorso, abbiano ancora un fondamento; non vi è dubbio infatti che le differenze siano diventate nel tempo molto sottili con il tramonto delle ideologie totalizzanti e delle alternative di sistema, ma forse qualche diversità ancora esiste, e comunque esistono elettorati che ritengono che ci siano ancora.

Non vi è dubbio che nel futuro parlamento europeo il problema di fondo da risolvere sarà un altro, e qui la divisione sarà netta. Da una parte chi ritiene che di fronte al cambiamento degli scenari geopolitici l’Europa debba serrare le fila e presentarsi più unita possibile, il che significa, in pratica, rinunciare almeno in parte alle sovranità nazionali nella politica estera e in quella della difesa comune, dall’altra coloro che, al contrario, pensano che la crisi europea possa essere meglio affrontata restituendo piena libertà di manovra ai singoli stati, riducendo la Comunità alla semplice gestione di un’area di libero scambio o poco più. E’chiaro che la maggioranza che dovrà esprimere la nuova Commissione non potrà eludere questo fondamentale dilemma: da una parte quindi ci saranno popolari, socialisti, liberali (e probabilmente ambientalisti verdi), dall’altra “sovranisti” variamente raccolti su una prospettiva riduzionista.
In tale contesto è facile prevedere dove si collocheranno la Lega, Fratelli d’Italia e i movimenti di estrema destra, e in contrapposizione democratici, radicali e berlusconiani; la domanda è, dove andranno i Cinque Stelle? Non lo sanno nemmeno loro, il loro movimento è un “ircocervo” (come lo avrebbe definito Benedetto Croce) sovranista per certi aspetti, europeista per altri. Si attendono istruzioni da Grillo e Casaleggio.

Noi liberali intanto votiamo + Europa.

 

Franco Chiarenza
6 maggio 2019

 

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