Profili a memoria di Gianna Radiconcini

Un libro – questo di Gianna Radiconcini – quasi postumo, finito di scrivere pochi giorni prima di concludere la sua lunga attivissima esistenza. Si tratta di una straordinaria testimonianza di vita per almeno tre ragioni: la prima è certamente la singolarità del personaggio che ha attraversato un periodo di cruciali trasformazioni politiche e sociali senza mai perdere l’occasione per sentirsi partecipante attiva di quei cambiamenti. Il secondo motivo di interesse sta nel modo in cui ha vissuto la sua condizione femminile e le complicazioni familiari facendole diventare battaglie per la liberazione della donna in un contesto politico e giuridico che rendeva problematico anche alle più preparate di loro di svolgere un impegno attivo in un mondo ancora fortemente maschilista. La terza, non ultima, ragione di interesse si connette alla sua professione giornalistica che esercitò con scrupolo e passione e che le ha consentito di assistere a molti eventi epocali “in diretta”.
Gianna Radiconcini era una donna d’azione, non soltanto per avere militato dopo la guerra nel partito d’azione (seguendo poi, al momento della scissione, la scelta compiuta da Parri e da La Malfa), ma soprattutto per il suo modo di concepire la politica sempre come impegno militante al quale apportava un entusiasmo “ragazzesco” che sfiorava l’ingenuità. Il che le ha anche consentito di svolgere un ruolo di pressione sul suo partito perchè si facesse carico in sede di governo delle due grandi tematiche che l’appassionavano: la riforma del diritto di famiglia (ancora fermo alle norme fasciste del codice) e la causa dell’unità europea nella visione federalista di Altiero Spinelli di cui era stata grande ammiratrice. L’Europa del trattato di Maastricht con le sue estenuanti mediazioni che si celebravano tra Bruxelles e Strasburgo non poteva soddisfare i suoi slanci idealistici, ma ciò non le impediva di svolgere il suo lavoro di corrispondente della RAI con correttezza e serietà, sempre giustamente denunciando la scarsa attenzione che la politica italiana in quegli anni sembrava dedicare a una questione tanto importante.
Gianna Radiconcini era sempre indignata (e chi, come me, la conosceva, lo sapeva bene) contro qualcuno o qualcosa che violava i principi di moralità politica in cui si riconosceva e, di conseguenza, era poco propensa alla virtù liberale della tolleranza. Non stupisce quindi che il libro rifletta il suo carattere, che certi profili siano tagliati con l’accetta, certi fenomeni vengano interpretati in modo severo e senza attenuanti; il che nulla toglie alla straordinarietà di una testimonianza che percorre quasi un secolo, aprendosi coi ricordi della Resistenza a Roma nel 1944 andando avanti tra alti e bassi sempre in attesa che si realizzi una vera unità europea che invece non arrivava mai.
Sempre attiva fino all’ultimo ha scritto questo libro – gradevolissimo da leggere – in punta di penna, con una vena ironica che non trascende mai nel pessimismo. Lo dovrebbero leggere i più giovani (tra quei pochi che ancora lo fanno) per capire con quanta intensità si può vivere la propria esistenza quando la si considera al servizio degli altri, avendo come guida le proprie idee e la capacità di confrontarle con tutti. Per questa passione un po’ ingenua ma trascinante aveva sempre successo quando andava a parlare nelle scuole; tra ragazzi ci si intende.

Franco Chiarenza

Gianna Radiconcini: Profili a memoria. (La Lepre Edizioni – Roma 2022 – pag.222, euro 16)

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