Venti settembre

Per tre persone su quattro che incontrate per strada se domandate cosa gli ricorda il 20 settembre vi risponderà, forse, che si vota per la riduzione dei deputati e per il rinnovo di alcuni consigli regionali. Pochi ricordano che è il 150° anniversario di Porta Pia, della fine del potere temporale della Chiesa, di Roma capitale dell’Italia unificata, avvenimenti che hanno cambiato la storia d’Italia, della religione cattolica, e quindi, in una certa misura, del mondo.
Certo, ci saranno le solite cerimonie commemorative alimentate soprattutto dai radicali e dalla Massoneria, la sindaca si farà viva in qualche modo di malavoglia, forse il presidente della Repubblica, governo e parlamento, dedicheranno all’avvenimento parole di circostanza, ma mai come in questa occasione mi rendo conto di quanto ci siamo allontanati dai valori risorgimentali che sono anche, nel bene e nel male, il fondamento della società civile in cui operiamo quotidianamente. Persino a Roma, che non sarebbe quella che è senza il 20 settembre 1870, il disinteresse è palpabile.
Molto diverso fu il centenario nel 1970: grande folla a porta Pia, seduta celebrativa congiunta di Camera e Senato, ricevimento al Quirinale, rievocazioni storiche, convegni di studio conditi da inevitabili (e salutari) tentativi di rilettura degli eventi in chiave revisionista. Nulla nemmeno di paragonabile a quanto si è fatto a Torino nel 2011 per i 150 anni della proclamazione del regno d’Italia.

Le ragioni di questa indifferenza (che è peggio della contestazione) sono molte e risalgono certamente al modo stesso in cui l’unità d’Italia si completò con l’occupazione di Roma. Ma i motivi più recenti e forse più pregnanti sono altri:

  1. il Paese non percepisce più la Capitale come punto di riferimento culturale e politico; anche perchè la moltiplicazione dei centri decisionali (le Regioni all’interno e le istituzioni dell’Unione Europea all’esterno) ne ha ridotto l’importanza.
  2. Roma è diventata sinonimo di cattivo funzionamento della pubblica amministrazione, identificato sommariamente con la burocrazia statale, considerata un apparato lento, costoso e inefficiente.
  3. La Capitale è assurta alla ribalta di tutti i media mondiali per vicende giudiziarie inquietanti e anche per il pessimo stato di manutenzione della città: rifiuti, condizioni delle strade, trasporti, ecc..
  4. Roma è considerata una città parassitaria che vive a spese del resto del Paese senza assicurare in modo efficiente i servizi corrispondenti. Al “palazzo” si addebita ogni sorta di nefandezza: intrighi, corruzione, privilegi della classe politica, anche oltre la verità dei fatti, come facile scarico di responsabilità che sono in realtà dell’intero Paese.
  5. Roma è sentita oggi più come sede della Chiesa e proscenio mondiale della sua predicazione apostolica che non la capitale di uno stato laico nella sua dimensione secolare, laica, aperta a tutte le culture.

Ognuno di questi punti richiederebbe un’analisi specifica e ad essi probabilmente altri se ne potrebbero aggiungere. Ma consentite a me, romano come tanti altri di adozione, di esprimere amarezza e sconforto per un anniversario che avrei voluto diverso.

 

Franco Chiarenza
11 settembre 2020

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.