Il libro è un fascio di luce sul dramma, la confusione, le contraddizioni, incertezze, inconsapevolezze e comportamento dei protagonisti dei dieci giorni che vanno dal 16 luglio 1943 – quando si ebbero i primi contatti per la riunione del Gran Consiglio – al 25 luglio quando la riunione, andando oltre le finalità dei partecipanti, determinò la fine del regime fascista sigillata dall’arresto di Mussolini alle 17.30 dello stesso 25, ordinato dal re “per proteggerlo”.

Già negli ultimi anni del 1942, con le sconfitte in Africa e in Russia, si cominciò a pensare che la guerra sarebbe stata perduta. Poi, il 10 luglio 1943 c’era stato lo sbarco degli alleati in Sicilia e il 19 il bombardamento di Roma, preceduto il 17 da un lancio di manifestini firmati da Roosvelt e Churcill che incitavano gli italiani a scegliere se “morire per Mussolini e Hitler o vivere per l’Italia e la civiltà”. Per salvare l’Italia dalla catastrofe occorreva sganciarsi dalla Germania, esautorare Mussolini, restituire il comando del Paese al re e cercare una pace separata. Fin dal 1942 i militari avevano pensato di porre fine al regime eventualmente anche eliminando Mussolini, ma l’iniziativa era condizionata all’assenso del re che esitava. I rapporti sull’umore della popolazione che il capo della polizia inviava a Mussolini non lasciavano dubbi: “non hanno paura di parlare apertamente contro il regime … dicono che il DUCE non può farsi vedere in pubblico perché la gente lo lincerebbe … dappertutto si sente parlar male del DUCE …”). Era questa la situazione che Emilio Gentile presenta come premessa e sfondo alla riunione del Gran Consiglio.

La riunione del 25 luglio fu originata dalla decisione del regime di indire per il 18, in ogni capoluogo di regione, adunate di incitamento alla resistenza contro l’invasore sbarcato in Sicilia. Avrebbero dovuto parlare i principali esponenti del regime molti dei quali membri del Gran Consiglio. Da parte dei designati ci furono perplessità e resistenze per cui il segretario del partito Scorza indisse una riunione per il 16. Fu l’occasione per un conciliabolo tra gerarchi che si risolse in una richiesta della convocazione del Gran consiglio che poi ebbe inizio il 24.

La mancanza di un verbale della riunione del Gran Consiglio ha comportato la necessità di ricostruire quei giorni in base a diari, memorie, dichiarazioni, articoli, appunti e ricordi dei protagonisti; documentazioni per lo più parziali, postume, ripensate e scritte col senno di poi, inconsapevolmente inesatte o apologetiche o tendenti a giustificare la propria condotta, spesso discordanti. Emilio Gentile definisce “apocrifi d’autore” molti degli scritti dai quali, con una sorta di “calcolo combinatorio”, di accettazione delle concordanze e di eliminazione delle discordanze e di ciò che risultava implausibile, ha potuto ricostruire i dieci giorni che vanno dal 16 al 25 luglio.
Il quadro che si ricava da questo lavoro di cernita ci fa anche conoscere i protagonisti della riunione e le loro precedenti generali posizioni e atteggiamenti di obbedienza assoluta con successiva pretesa di un’indipendenza mai esistita; con qualche eccezione come quella di Bottai che da tempo era critico sull’eccessivo accentramento dei poteri su Mussolini.

L’ arresto di Mussolini fu solo anticipato rispetto a quello già deciso dal re e dai militari per qualche giorno dopo. La riunione del Gran Consiglio semplicemente lo anticipò e dette al re un “motivo legittimo” per agire.

Le tragedie del dopo il 25 luglio sono note. Dal 25 luglio si arrivò presto a quell’otto settembre che Galli della Loggia chiamò “Morte della Patria” e di cui scrisse nell’omonimo libro, e per il quale Silvio Bertoldi descrisse nei suoi libri la pochezza, inettitudine, irresponsabilità – e diremmo anche viltà – da parte di chi aveva la possibilità e il dovere di guidare l’Italia. Solo negli ultimi anni la data dell’otto settembre ha stemperato quel triste alone emotivo che la circondava: è l’effetto della progressiva scomparsa di coloro che quei giorni li vissero o “sentirono”. Ma i meno giovani quella triste data non la dimenticano. Rimane la domanda se quel che avvenne dopo il 25 luglio si poteva evitare, se si poteva uscire dalla guerra in modo dignitoso e meno tragico, se si poteva evitare lo sfascio e la disgregazione dell’esercito, se si poteva evitare Cefalonia, …

E del libro colpiscono le considerazioni e le domande che si pongono e si suggeriscono e sul se Mussolini poteva essere indotto a trattar lui un distacco dalla Germania favorendo una fine meno tragica della guerra.

Ma le cose andarono come andarono. Ormai è tutto storia, una storia amara.

 

Guido Di Massimo
17 Aprile 2019

 

Emilio Gentile, 25 Luglio 1943, Laterza (Roma-Bari 2018), pp.320, euro 18

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.