L’ennesimo fallimento del tentativo ricorrente di salvare l’Alitalia induce ad alcune riflessioni:

  1. Se l’Alitalia vola sempre in perdita ci saranno delle ragioni. Sono probabilmente molte (management incapace, resistenze sindacali, accordi sbagliati, venir meno del monopolio sui voli interni, concorrenza dell’alta velocità ferroviaria) ma alla radice ci sono sempre le interferenze politiche, anche dopo la privatizzazione.
  2. Ciò è dovuto anche alla difficoltà da parte della nostra classe politica ad abbandonare il concetto di “compagnia di bandiera” ormai completamente superato dalla nuova realtà competitiva del traffico aereo. Altri grandi paesi – come l’Inghilterra, la Spagna, la Germania – ne fanno a meno da tempo; negli Stati Uniti non è mai esistito.
  3. Non è più lecito scaricare – direttamente o indirettamente – le inefficienze sistemiche di Alitalia (ereditate dall’antico monopolio pubblico) sulla collettività. Migliaia di businessmen, giovani, turisti, viaggiano senza chiedersi di quale nazionalità sia l’aereo che utilizzano.
  4. L’opinione pubblica è rimasta giustamente scandalizzata dalle buonuscite milionarie di manager e dirigenti dell’Alitalia dopo ogni “tonfo” gestionale.

Adesso basta. L’Alitalia fallisca come ogni altra azienda che non riesce a mantenere in pareggio i propri bilanci; è giusto che si trovino ammortizzatori sociali per i suoi dipendenti e che possibilmente si salvi un marchio il quale forse ha ancora un valore commerciale, ma non è giusto invece che si chieda alla collettività di farsi carico di un’impresa fallimentare.

L’aeroporto di Fiumicino
Quello che ci preoccupa sono le possibili ripercussioni del fallimento dell’Alitalia sull’aeroporto di Fiumicino che dell’ex-compagnia di bandiera rappresentava l’hub principale. La funzione strategica dell’aeroporto romano resta insostituibile non soltanto per la città e il suo sviluppo ma anche per mantenere in Italia un hub degno di questo nome. Gli aeroporti dell’area milanese per la loro dispersione e per la vicinanza con hub europei di grandi dimensioni (come Zurigo, Colonia, Francoforte e, al limite, Parigi) non rappresentano un’alternativa valida per il traffico di transito; mantenere a Roma una funzione di redistribuzione del traffico da e per l’Italia rappresenta una opportunità geografica e un vantaggio per le regioni meridionali che vanno preservati.

 

Franco Chiarenza
28 aprile 2017

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