La democrazia è un sistema di governo irreversibile ma continuamente modificabile in relazione ai diversi modi di aggregare il consenso e di indirizzarlo a finalità di interesse comune; per questo essa deve prevedere al suo interno meccanismi di auto-limitazione che le impediscano di degenerare in forme di populismo plebiscitario, anticamera di ogni autoritarismo. E’ questa in qualche modo la conclusione che ho tratto dalla lettura dell’ultimo saggio di Sabino Cassese, giunto in libreria proprio mentre la crescita di movimenti populisti anti-sistema pone al centro del dibattito pubblico la crisi della democrazia.
La democrazia in realtà non è in crisi ma in espansione, sostiene Cassese; il populismo riflette una domanda di maggiore partecipazione di base che si esprime in una crescente domanda di partecipazione diretta (cosiddetta democrazia deliberativa) finendo per mettere in difficoltà lo stato liberale fondato su un equilibrio di poteri non tutti di origine democratica, ma essenziale per assicurare un governo che possa unire alla legittimazione elettorale le necessarie visioni strategiche e l’efficienza della pubblica amministrazione in tutte le sue componenti. La democrazia liberale pone un limite invalicabile alle maggioranze elettorali che è costituito dai diritti personali irrinunciabili e il costituzionalismo liberale lo garantisce attraverso un sistema di check and balance che presuppone l’esistenza di corpi autonomi intermedi in grado di esercitare funzioni di controllo e di intermediazione anche attraverso i mezzi di comunicazione (il che rende essenziale e non comprimibile la libertà di informazione e di comunicazione in generale). Al di là di ogni altra considerazione il modello “Cinque Stelle” applicato alla Costituzione produrrebbe un sistema di governo fondato su una serie continua di plebisciti (più o meno manovrati) attraverso i quali una ristretta oligarchia in grado di regolarne i flussi (la democrazia elettronica aiuta) farebbe le sue scelte senza condizionamenti intermedi in base soltanto alle indicazioni indiscutibili di un capo carismatico (eletto o no poco cambia; Grillo comunque non lo è). Per chi conosce la storia un modello che potremmo definire “giacobinismo elettronico”; e non a caso forse il motore digitale che ne regola il funzionamento è stato intitolato a Rousseau (per il quale – ricordiamo – la “volontà generale” espressa da una èlite di illuminati prevale sui diritti individuali).

Il libro di Cassese peraltro è molto interessante anche nelle parti in cui affronta altre tematiche di grande rilievo come i rapporti con le istituzioni “non democratiche” (magistratura soprattutto) il che lo rende particolarmente attuale. I riferimenti bibliografici, esposti con rara chiarezza e secondo linee guida indispensabili in una materia così ampiamente trattata, ne accrescono il valore.
Ne consiglio vivamente la lettura: serve a schiarirsi le idee anche per chi crede di sapere tutto sull’argomento. Come è stato per me.

 

Franco Chiarenza
30 aprile 2017

Sabino Cassese – La democrazia e i suoi limiti – Mondadori (Milano 2017) – pag. 120, euro 17

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